ott 11

Come ben saprete agli inizi di maggio ho comprato un MacBook Air (versione con CPU da 1,6 GHz e HD PATA) in sostituzione del mio vecchio MacBook prima generazione (che sono riuscito a vendere ad un amico).

Quando lo comprai ero entusiasta del mio acquisto e soddisfattissimo… ma dopo 5 mesi? In questo lasso di tempo l’entusiasmo scema e ci si ritrova a confrontarsi con le più disparate situazioni e ciò può portare a cambi di opinione. Quindi… la domanda è: dopo 5 mesi di utilizzo del MacBook Air sono ancora soddisfatto del mio acquisto? La risposta è Si!

Non mi sono minimamente pentito del mio acquisto e non mi è mai capitato di aver bisogno di alcune di quelle componenti (lettore dvd e porta ethernet) che sono state rimosse in favore di un minor peso e maggiore sottigliezza.

Come già detto nella mia prima recensione sull’air il lettore DVD è una cosa che uso estremamente di rado sul portatile… tantè che anche quello del mio precedente MacBook era inutilizzato da mesi ed in questi 5 mesi non ne ho avuto mai bisogno ( non vorrei però che si pensasse che in assoluto il lettore DVD su un portatile non serva a nessuno… quello che cerco di dire è che a me non serve ).Infatti programmi su DVD è cosa assai rara trovarne (si scarica tutto da internet) e nel caso fossero necessari quell’una tantum vado di condivisione disco con un altro computer. Per quanto riguarda i film in DVD l’ultima cosa che farei è guardarli su un misero 13″… ho un iMac da 24″ che supporta il fullHD ed un televisore da 32 che sono fatti appositamente per questo scopo! Se proprio voglio portarmi dietro qualche film la cosa migliore è ripparsi i propri dvd e caricarli sul disco rigido azzerando così l’ingombro del disco da portare in giro e massimizzando il quantitativo di film che si possono avere con se!

Per quanto riguarda l’assenza invece della porta ethernet… sarò un uomo fortunato ma i posti che frequento abitualmente hanno tutti il Wireless! La mia università (il Politecnico di Milano, sede in Piazza Leonardo da Vinci) ha una copertura wireless totale (e quandanche non ci fosse non potrei comunque connettermi via cavo in quanto non è prevista questa possibilità), casa mia ha il wireless, la casa della mia ragazza pure così come quelle di amici e conoscenti! Quando viaggio normalmente negli alberghi dove vado c’è la connettività wireless… e nel caso non ci fosse manca comunque la possibilità di collegarsi via cavo! Già quando avevo il MacBook normale (e ancora prima con il mio Sony Vaio) non mi era mai capitato di dover usare il cavo… sarò fortunato ed è probabile che non tutti abbiano la mia fortuna, ma a me va benissimo così!

Per quanto riguarda la batteria non sostituibile… già con i precedent modelli di portatile non ho mai avuto più di una sola batteria (quella inclusa col portatile)… non vedo quindi che problema ci sia per me a non poterla sostituire! Ricordiamo poi che uno dei motivi principali che mi ha spinto a prendere l’Air sono stati peso ed ingombro… figuriamoci quindi se sono disposto a scarrozzarmi in giro anche la batteria di ricambio (le 5 ore di autonomia mi bastano e avanzano… e nel caso mi attacco ad una presa… dove vado di solito ce ne sono)!

La cosa che amo di più di questo computer è lo scarsissimo ingombro e l’esiguo peso… ormai d’ovunque vada posso portarmi in giro il portatile perchè difatto in uno zaino praticamente non lo si sente (quindi basta il “uff… ma pesa… e chi ha voglia di scarrozzarselo”)! Non so voi ma per me avere la possibilità di avere il computer sempre appresso senza la rottura di palle del peso è una cosa fantastica!

Ovviamente resta il fatto che la macchina non è esente da difetti. Innanzitutto è un po scomodo lo sportellino da aprire per connettere l’usb (e la micro-DVI e il jack delle cuffie) infatti essendo il bordo dell’air ovoidale e lo sportellino leggermente sotto il computer non risulta comodissimo l’inserimento degli spinotti in quanto non si riesce a vedere gli ingressi. Fosse stata fatta un pò più “in fuori” sarebbe stato più comodo!

Fino a un mesetto fa c’èra il problema del core shutdown (problema corretto da Apple con un update) che in condizioni di particolare surriscaldamento provcava lo spegnimento di un core del processore ed il conseguente rallentamento dell’intera macchina. Questo problema si è fatto sentire particolarmente in estate durante l’utilizzo dell’Air in ambienti non climatizzati in quanto aveva la tendenza a surriscaldarsi con maggiore facilità… fortunatamente comunque non erno tantissime le attività che portavano al core shutdown (principalmente la riproduzione di video).

Vorrei infine ricordare a tutti che io ritengo l’Air un’ottima scelta solo se utilizzato per affiancere un computer deskto e non come unica macchina! Ha ottime prestazioni ma non è assolutamente adatto come computer unico… o almeno non lo sarebbe per me!

ott 10

Siccome non ero eccessivamente convinto del precedente layout del sito (mi piaceva… ma c’era qualcosa che non mi convinceva…. non so cosa ma c’era) ho deciso di provare un’altro restyle!

Che ve ne pare? Fatemi sapere…. attendo la vostra opinione!

ott 10

Molti di voi avranno sentito parlare del test di Alan Turing per determinare se un calcolatore può essere definito o no intelligente… quello che però non sapete è che la versione che viene sovente raccontata ai giorni nostri differisce lievemente dalla versione proposta nel 1950 da Turing poichè quasta non era particolarmete “politically correct”!

Il test come lo conoscono i più è strutturato nel seguente modo: si prendono 3 stanze diverse una in fila all’altra; in quella centrale si mette un essere umano che fungerà da interrogatore, nelle altre due in una un uomo e nell’altra un computer. L’interrogatore può comunicare con le due stanze adiacenti solo via chat (all’epoca di Turing via telescrivente) ed il suo scopo e capire in quale stanza si trovi l’uomo ed in quale il computer. Lo scopo dell’uomo è ovviamente convincere l’interrogatore di essere effettivamente un uomo mentre quello del computer è quello di ingannare l’interrogatore fingendosi uomo anche lui (e cercare quindi di convincere l’interrogatore della cosa). Il test definisce che il calcolatore è intelligente solo se riesce ad ingannare l’interrogatore convincendolo di essere lui l’uomo.

Nella versione originale invece il test si svolgeva in due fasi: nella prima nelle due stanze adiacenti a quella dell’interrogatore venivano posti un uomo ed una donna; l’omo come sopra doveva convincere l’interrogatore di essere un uomo mentre la donna doveva ingannare l’interrogatore fingendosi uomo anche lei… il test si ripeteva un certo numero di volte e si misurava la percentuale con la quale l’interrogatore indovinava in quale stanza fosse effettivamente la donna ed in quale uomo.

Nella seconda fase si svolgeva poi il test col computer (come spiegato sopra) lo stesso numero di volte e se la percentuale di volte in cui l’interrogatore distingueva l’uomo dal calcolatore era minore o uguale (circa uguale) a quella in cui distingueva l’uomo dalla donna allora il calcolatore poteva essere considerato intelligente.

Il fatto che nella prima fase del test la donna avesse il ruolo di ingannatrice creò qualche problema durante l’ascesa del femminismo nel mondo anglosassone cosicché,  da allora, si preferì raccontare una versione più “soft” oppure aggiungere lunghissimi disclaimer alla fine dei testi dove si specifica che non era intenzionale alcuna offesa nei confronti delle donne e che non si intendeva alcun modo dire che loro sono più propense all’inganno degli uomini.

ott 09

Una delle cose che mi fanno amare particolarmente lo sviluppo del software su Mac OS X sono XCode e Cocoa che rendono davvero facile il lavoro allo sviluppatore!

Cio che rende Cocoa un framework tanto fantastico è il fatto che ti permette di concentrarti appieno sul progetto a cui stai lavorando in quanto ti astrae totalmente dai livelli più bassi del sistema mettendoti a disposizione classi e funzioni che semplificano e velocizzano enormemente il processo di sviluppo.

Per esempio è possibile creare un browser web scrivendo una sola linea di codice sorgente (ed ovviamente disegnando la GUI usando Interface Builder):

[[webView mainFrame] loadRequest:[NSURLRequest requestWithURL:[NSURL URLWithString: [urlText stringValue]]]];

Io credo che sia una cosa davvero fenomenale! Per esempio… se si stesse lavorando ad un aggregatore RSS basterebbe concentrarsi sul “core-task” dell’applicazione senza perdersi in mille problemi sviluppando anche tutto il motore di rendering delle news!

Il codice sorgente del browser dell’esempio può essere scaricato qui: ibrowser.zip

ott 09

Chi di voi ha letto la sezione di questo sito intitolata “Chi sono” avrà avuto modo di leggere il titolo della mia tesi di laurea (”Definizione ed Implementazione della Rappresentazione Interna delle Espressioni del Linguaggio PERLA”) e forse si sarà chiesto cosa sia mai questo “linguaggio PERLA”.

PERLA (PERvasive LAnguage) è un linguaggio completamente dichiarativo che permette all’utente di interrogare un sistema pervasivo in modo simile a come interrogherebbe una base di dati utilizzando SQL. Un sistema pervasivo è una grande rete eterogenea composta da diversi dispositivi, ognuno dei quali può utilizzare diverse tecnologie, come ad esempio reti di sensori wireless (WSN), sistemi RFID, GPS e molti altri tipi di sensori. 

Per linguaggio dichiarativo si intende un linguaggio con cui si stabilisce che cosa debba fare il programma, cioè che relazione intercorre fra input ed output, a differenza dei linguaggi imperativi, con i quali si stabilisce come un problema deve essere risolto, cioè come derivare un output da uno o più input. 

Lo scopo principale del linguaggio PERLA è quindi nascondere all’utente l’elevata complessità del sistema (dovuta all’eterogeneità ed al numero dei sensori con cui si andrà ad operare) e della programmazione di basso livello, fornendogli una interfaccia simile a quella di una base di dati, sicché possa recuperare i dati dal sistema in modo semplice e veloce. 

Il linguaggio è stato pensato per essere eseguito su un’architettura costituita da tre livelli: 

    1. livello di accesso fisico ai dispositivi 
    2. livello degli oggetti logici 
    3. livello applicativo 

All’interno dell’ultimo livello è presente il parser: esso è il componente che riceve le query sottoposte dall’utente in formato di stringhe, e ne verifica la correttezza sintattica. Obiettivo del parser è quello di tradurre ciascuna query in una struttura ad oggetti semanticamente equivalente, ma che risulti facilmente utilizzabile dal motore di esecuzione della query. 

PERLA, che è un progetto del Politecnico di Milano, è nato in seno al progetto ART DECO (Adaptive InfRasTructures for DECentralized Organizations). Quest’ultimo, che è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, mira allo sviluppo di tecniche e strumenti per favorire la diffusione delle “networked enterprise” tra le piccole e medie imprese italiane.

Ad ora il progetto PERLA è ancora in fase di sviluppo, infatti benchè sia stata completata la stesura della grammatica alcune parti dell’esecutore delle query non sono ancora state completate, così come i driver di alcuni tipi di sensori. Tuttavia numerose sono le persone che vi stanno attivamente lavorando e sarà quindi  presto completato.

Il progetto è estremamente interessante (considerando anche il fatto che è in un settore all’avanguardi) e quindi continuerò a seguirlo anche ora che la mia parte di collaborazione è terminata… posterò qua sopra gli sviluppi futuri di cui verrò a conoscenza!

ott 08

Come è facile intuire ho profondamente alterato la struttura del sito web migrando sulla piattaforma WordPress abbandonato iWeb che ormai mi era diventato un po’ strettino.

Non solo… ho anche abbandonato l’hosting sui server Apple, che mi dava ben poco (solo siti statici… niente scripting ne database), per optare per qualcosa di più completo (anche se più costoso).

Inizialmente avevo pensato di scrivere io stesso il sistema di blogging… ma purtroppo a causa del poco tempo libero a mia disposizione ho dovuto optare per soluzioni già esistenti (WordPress).

Per non lasciare completamente vuoto il nuovo blog (si sa che i blog vuoti sono molto tristi) ho copiato alcuni degli ultimi articoli che avevo scritto sul vecchio blog (quelli che ritenevo più “significativi”).

Spero anche che vi piaccia il nuovo design visto che ci ho lavorato un quantitativo di tempo non trascurabile, se aveste suggerimenti o critiche non esitate a farli!

Il vecchio sito comunque è ancora completamente visibile all’indirizzo http://web.mac.com/stefano.vettor

ott 01

Miei carissimi lettori, dopo lunga assenza (dovuta agli esami ed al conseguente riposo del “guerriero”) torno con una notizia sensazionale… mi sono lanciato con il paracadute da un aereo in volo a 4000 metri!

La mia ragazza week-end scorso mi ha fatto una sorpresa e, assieme ad un mio amico, mi ha portato nei pressi di Cuneo (ricordiamo che io vivo a Milano) in un centro di paracadutismo per farmi lanciare!

Dopo un breve training mi han dato l’equipaggiamento e siamo saliti sull’aereo.

Mentre si saliva con l’aereo ero tranquillo, ho iniziato ad innervosirmi quando arrivati in quota per il lancio l’aereo ha letteralmente inchiodato di colpo (si è proprio sentita la forte decelerazione) per far si che ci potessimo buttare…. sembrava che da un momento all’altro sarebbe caduto.

Quando hanno aperto il portellone e ho guardato di sotto molta della calma che avevo ha iniziato ad andarsene… “cavolo, era un bel volo fino a terra!”. Ho comunque mantenuto il controllo senza preoccuparmi troppo, tanto i rischi erano davvero minimi!

Il problema è stato il momento del lancio: nel momento in cui ti butti nel vuoto la sensazione di assenza di peso e la successiva accelerazione verso il basso ti torcono le budella tanto che al confronto le torri gemelle di Gardaland sono nulla. A quel punto ho pensato “dio… un minuto così non ce la farò mai” (la caduta libera sarebbe durata un minuto… e me lo avevano detto), fortunatamente dopo una decina di secondi si raggiunge la velocità massima (circa 250 km/h nella posizione in cui ero) e quindi le mie budella son tornate a star bene e ho cominciato a godermi la caduta!

Il vento è talmente forte che ti spiana la faccia ma grazie agli occhiali ti puoi godere appieno il panorama. Guardarsi attorno a quell’altitudine in caduta libera senza essere attaccato a nulla ti fa sembrare di volare, pensi che fatto quello ormai puoi fare tutto!

Perdincibacco, sei in caduta libera a (ormai) 3000 metri a 250 km/h… che altro ti può impressionare!

E’ una notevole sensazione di libertà! Quando arriva l’ora di aprire il paracadute ormai mi ero abituato alla caduta ed ogni timore era scomparso quindi si prova un senso di dispiacere. Col paracadute certo la vista è splendida, ma non è la stessa cosa della caduta libera!

Nel complesso devo dire che è stata un’esperienza fantastica! Una cosa che va assolutamente provata!

Qua sotto è possibile vedere il video dell’evento (caduta compresa)… è montato un po’ alla buona ma seguirà uno montato meglio: