Molti di voi avranno sentito parlare del test di Alan Turing per determinare se un calcolatore può essere definito o no intelligente… quello che però non sapete è che la versione che viene sovente raccontata ai giorni nostri differisce lievemente dalla versione proposta nel 1950 da Turing poichè quasta non era particolarmete “politically correct”!
Il test come lo conoscono i più è strutturato nel seguente modo: si prendono 3 stanze diverse una in fila all’altra; in quella centrale si mette un essere umano che fungerà da interrogatore, nelle altre due in una un uomo e nell’altra un computer. L’interrogatore può comunicare con le due stanze adiacenti solo via chat (all’epoca di Turing via telescrivente) ed il suo scopo e capire in quale stanza si trovi l’uomo ed in quale il computer. Lo scopo dell’uomo è ovviamente convincere l’interrogatore di essere effettivamente un uomo mentre quello del computer è quello di ingannare l’interrogatore fingendosi uomo anche lui (e cercare quindi di convincere l’interrogatore della cosa). Il test definisce che il calcolatore è intelligente solo se riesce ad ingannare l’interrogatore convincendolo di essere lui l’uomo.
Nella versione originale invece il test si svolgeva in due fasi: nella prima nelle due stanze adiacenti a quella dell’interrogatore venivano posti un uomo ed una donna; l’omo come sopra doveva convincere l’interrogatore di essere un uomo mentre la donna doveva ingannare l’interrogatore fingendosi uomo anche lei… il test si ripeteva un certo numero di volte e si misurava la percentuale con la quale l’interrogatore indovinava in quale stanza fosse effettivamente la donna ed in quale uomo.
Nella seconda fase si svolgeva poi il test col computer (come spiegato sopra) lo stesso numero di volte e se la percentuale di volte in cui l’interrogatore distingueva l’uomo dal calcolatore era minore o uguale (circa uguale) a quella in cui distingueva l’uomo dalla donna allora il calcolatore poteva essere considerato intelligente.
Il fatto che nella prima fase del test la donna avesse il ruolo di ingannatrice creò qualche problema durante l’ascesa del femminismo nel mondo anglosassone cosicché, da allora, si preferì raccontare una versione più “soft” oppure aggiungere lunghissimi disclaimer alla fine dei testi dove si specifica che non era intenzionale alcuna offesa nei confronti delle donne e che non si intendeva alcun modo dire che loro sono più propense all’inganno degli uomini.
Commenti recenti