mar 24

 

Discutendo con enrico nel mio precedente post sul mio nuovo gruppo di continuità era saltato fuori che lui non era riuscito a trovare in Mac OS X la funzione di shutdown e startup automatici… ho quindi deciso di fare una “mini-guida” su come pianificare spegnimenti e avvii automatici su di un Mac.

 

Per cominciare si apra “Preferenze di Sistema” e si vada alla sezione “Risparmio Energia” contrassegnata dall’icona qui a lato.

A questo punto ci si dovrebbe trovare ad una schermata come quella nello screenshot qua sotto… procedere sul pulsante “Programma…” che, sempre qua sotto, vedete evidenziato da un ellisse rosso.

A questo punto, una volta premuto il tasto “Programma…”, ci si dovrebbe trovare davanti ad una finestra come questa:

 

Si seleziona la prima voce “Avvia o riattiva” per pianificare un avvio o un “risveglio” (a seconda dello stato in cui si trova il sistema) per pianificare un’accensione… la pianificazione richiede un’ora ed una periodicità impostata tramite il menu che potete vedere qua in basso:

 

Nel caso invece si voglia pianificare una “chiusura” va selezionata la check-box apposita e se ne deve specificare il tipo (spegnimento, sospensione, riavvio) come illustrato nello screenshot qua sotto (per l’inserimento di ora e periodicità si proceda come nel caso precedente):

 

A questo punto si prema “OK” ed il gioco è fatto… il computer si avvierà o si spegnerà (o entrambi) come da programma! Il sistema è poco evidenziato e sovente capita che l’utente usi la macchina per molto tempo senza nemmeno notarlo… spero quindi di esservi stato utile!

mar 20

A causa della prematura dipartita del mio precedente gruppo di continuità (un Kraun K-1200) avvenuta ormai un mese fa, mi sono ritrovato nella spiacevole situazione di dover “investire” in uno nuovo. Visto l’esperienza avuta col Kraun (l’aggettivo prematura non è stato usato per caso) ho deciso di orientarmi verso un’azienda “leader” del settore quale è l’APC(so che sembra un testimonial… ma la verità è che ho un amico che ha unAPC e ci si trova molto bene e quindi ho deciso di fidarmi). 

All’inizio, vista l’esiguità delle mie risorse finanziarie, avevo pensato di optare per un modello della serie Back-UPS (i modelli di fascia bassa dellaAPC) ma purtroppo la forma d’onda in uscita (della tensione) di questi modelli mal si sposava con l’alimentatore del mio iMac 24” Aluminium  (il ragazzo è un “buongustaio”)… infatti il mio iMac predilige una sinusoide pura in ingresso (esattamente come quella che si trova attaccandosi alla presa di casa) mentre la seria Back-UPS ha solo modelli con uscita ad onda quadra oppure con sinusoidi ad approssimazioni successive (da cui i costi, sensibilmente più bassi rispetto agli altri modelli, che si aggiravano tra i 50 e i 150€).

A questo punto ho deciso di puntare su modelli di fascia più alta come gli Smart-UPS che sembravano soddisfare i requisiti di cui necessitavamo io ed il mio iMac (io volevo almeno 450 Watt e prezzi non da capogiro, il mio iMac massimo 280 Watt ed una sinusoide pura)… gusto per sicurezza ho mandato una mail all’APC per sapere se i prodotti da me “addocchiati” andassero effettivamente bene oppure no e sapere quale modello in particolare avessero suggerito per le mie esigenze. In neanche mezza giornata mi hanno risposto confermandomi che la serie Smart-UPS facesse al caso mio e suggerendomi il modello APC Smart-UPS 750 I

Ne controllo le specifiche e ritengo che effettivamente mi vada bene… decido quindi, lunedì sera, di acquistarlo.

Specifiche:

  1. Potenza MAX in uscita: 750 VA / 500 Watt

  2. Tensione nominale d’uscita: 230 V

  3. Frequenza d’uscita: 47-53 Hz per 50 Hz, 57-63 Hz per 60 Hz

  4. Forma d’onda in uscita: sinusoide pura

Il gruppo di suo costava 269.99€, ma tra IVA e spese di spedizione alla fine mi è costato 347.99€ . Martedì pomeriggio, sul sito della APC, il mio ordine risultava spedito. Mercoledì mattina il gruppo era stato consegnato a casa mia  (anche se le previsioni di consegna erano tra i 3 ed i 5 giorni lavorativi, abitando nella stessa città dove ha sede il magazzino della APC si riesce ad avere la consegna in 24 ore).

Il gruppo dietro ha 6 prese IEC quindi per poterci collegare qualcosa ho modificato la presa di una ciabatta che avevo usando la presa IEC maschio che era inclusa col gruppo (presa una ciabatta, svitato e staccato la sua spina normale, collegato i cavi in rame alla nuova spina, montato la parte esterna della nuova spina e collegato la ciabatta al gruppo). Dietro è anche presente una presa USB (con relativo cavo) che permette di collegare il gruppo al computer per poter controllare il suo stato. 

Ho, a questo punto, attaccato l’iMac alla ciabatta e l’ho acceso… partito tutto senza problemi. L’unica novità all’avvio era in alto a destra nella barra del menu di OS X l’icona relativa al controllo dell’UPS 
Il gruppo di continuità è stato immediatamente ed automaticamente riconosciuto da Mac OS X Leopard senza che venisse installato alcun software di terze parti… l’icona nella barra del menu consente d visualizzare se l’UPS è carico, in carica o in modalità “batteria” ed in quest’ultimo caso anche la percentuale di carica e la durata prevista della batteria.
Nelle Preferenze di sistema, nel pannello “Risparmio energia”, a questo punto si è aggiunta la voce UPS che permette di configurare le azioni del computer quando l’UPS sta alimentando il Mac in modalità “batteria”.

Io ad esempio ho impostato il sistema in modo tale da spengnere la macchina quando la percentuale di carica del gruppo scende sotto il 20%. Altre opzioni sono visibili nell’altro pannello:

Alla fine, una volta sistemato tutto, al gruppo ho attaccato anche l’HD esterno dell’iMac (quello che uso in combo con Time Machine) e la Base Airport Extreme. Ho fatto dunque un test staccando la corrente alla casa ed il gruppo è entrato correttamente in funzione… il sistema di controllo sosteneva che a quel carico l’UPS avrebbe retto per 48 minuti.

Per ora mi ritengo soddisfatto, nel caso ci siano risvolti imprevisti o piacevoli ve li farò sapere… vi lascio con una foto del gruppo mentre è “in situ”!

 
nov 15

shapeimage_2Dopo l’articolo “12 giorni con Leopard”, che descriveva la mia user-experience con il nuovo felino di Apple, ho deciso di scrivere questo per parlare della mia developer-experience. 

Con Leopard si sono rinnovati XCode (che giunge alla versione 3.0) ed Interface Builder, in particolare quest’ultimo ha subito migliorie radicali che lo rendono finalmente un’ottimo software di sviluppo per OS X (prima, per quanto fosse utile, aveva qualche grossa mancanza come l’impossibilità di inserire NSToolBar con un semplice drag & drop), e sono arrivati anche nuove utilities come Instruments che permette di passare ai “Raggi X” la propria esecuzione monitorandone praticamente ogni aspetto… dell’utilizzo delle risorse al singolo accesso a dati tramite Core Data.

Interface Builder, tra le varie, ha ampliato tantissimo l’elenco di oggetti che è possibile utilizzare (giò per i bottoni è possibile scegliere almeno tra 5 o 6 modelli differenti), è ora inoltre possibile creare finestre HUD (quelle nere semitrasparenti) semplicemente selezionandole dal menu e la ToolBar può essere aggiunta alle finestre e modificata semplicemente trascinandole dal menu laterale fin sulla finestra. Le modifiche sono anche altre ma non è mia intenzione fare una lista una per una di tutte le sue nuove feature (tra l’altro c’è anche il nuovo pannello per le impostazioni Core Animation). In assoluto è migliorato molto dal punto di vista sia dell’immediatezza che della completezza!

XCode ha avuto “improvement” minori (anche perché era già buono com’era) ma qualcuno c’è stato… ad esempio adesso spostando il mouse su aree di codice racchiuse da parentesi queste vengono evidenziate rispetto al resto del sorgente.

Parlando invece delle tecnologie messe a disposizione per lo sviluppatore le novità che ci sono state sono notevoli… tanto per cominciare è stato introdotto Objective-C 2.0 con Garbage Collector! Per chi non lo sapesse il Garbage Collector (che è abilitabile opzionalmente sulle proprie applicazioni… quindi non è bbligatorio usarlo) è un sistema che si occupa di gestire la memoria dell’applicazione al posto del programmatore: Garbage Collector (tecnologia che tra l’altro è già utilizzata in Java) viene avviato come un thread secondario dell’applicazione e si occupa di deallocare gli oggetti non più utilizzati liberando così memoria (capitava spesso di trovare applicazioni che di per se non avrebbero dovuto avere grosse richieste di memoria occupare megabyte su megabyte inutilmente a causa di una cattiva gestione).

Non è stato solo il linguaggio ad essere aggiornato… ma anche la libreria… tanto per dirne una adesso per chi volesse cambiare l’icona dell’applicazione nel dock, o volesse aggiungervi una badge, invece che “perdere” tempo prezioso a scriversi classi apposite può limitarsi a scrivere il seguente codice usando la classe NSDockTile:

NSDockTile *dock = [NSApp dockTile];
[dock setBadgeLabel: @"Quello che vuoi"];
[dock display];

Le novità sono ancora moltissime e per avere una panoramica più completa vi invito a visitare http://developer.apple.com

Mi scuso con i miei lettori per l’essenzialità del post ma purtroppo l’imminenza delle prime sessioni d’esami (prove in itinere) mi tengono molto occupato!

nov 06

Sono ormai 12 giorni che utilizzo l’ultimo felino uscito dai cancelli di Cupertino e ho avuto modo di provarlo abbastanza approfonditamente è posso confermare le impressioni iniziali che vedevano in Leopard un bel passo avanti rispetto a Tiger.

Tanto per cominciare Leopard è dotato di una maggiore “reattività” del sistema rispetto a Tiger (non avendo PowerPC devo limitare il mio giudizio alla sola architettura Intel),

le applicazioni si caricano più rapidamente ed eseguono le operazioni con maggiore velocità (direi un 10-20% più rapidamente che con Tiger). 

La gestione del Workgroup di rete poi è incredibilmente migliorata, macchine Mac OS X ed XP vengono rilevate istantaneamente e la condivisione dei documenti avviene senza problemi, ho però riscontrato un problema con le macchine che montano Windows Vista che a volte non vengono rilevate (rendendo quindi impossibile la condivisione documenti).

Il nuovo Finder è stato decisamente un grosso passo avanti (la vecchia versione era decisamente uno dei “punti deboli” di Tiger), la barra laterale che è stata, ad esempio, organizzata decisamente meglio ed il programma non si “pianta” più se le periferiche di rete si scollegano in modo anomalo. La navigazione tramite cover flow poi è molto carina anche se utile solo nel caso si stia navigando in cartelle con foto, filmati o font… negli altri casi è solo un effetto “stiloso”.

L’applicazione Quick-look, che permette di visualizzare anteprime pressoché istantanee di qualsiasi documento, è semplicemente fantastica! Il risparmio in termini di tempo (per la velocità di apertura) e la comodità (basta selezionare il file e premere la barra spaziatrice) sono davvero incredibili.

Safari 3 poi è davvero eccezionale: il rendering delle pagine è perfetto (non ho ancora incontrato una sola pagina che mi dia problemi) ed è estremamente rapido (e non solo grazie all’aumento delle prestazioni della macchina). Anche il nuovo sistema di ricerca all’interno della pagina è ottimo infatti oscura la pagina ed evidenzia di giallo (facendo anche ingrandire e vibrare la parola) il testo cercato… per di più la textfield di ricerca compare in alto attaccata al frame, come in firefox, e non più in una finestra a se stante. 

Una cosa che invece mi ha un po’ rattristato è il fatto che dalla rubrica indirizzi abbiano tolto la possibilità di connettersi al cellulare via bluetooth e mandare gli sms ai numeri dei contatti.

Time Machine non l’ho provata in quanto mi manca un hard disk esterno sul quale effettuare i back-up… ma appena avrò ovviato a questa mia “mancanza” provvederò a rendervi partecipi della cosa.

Per il resto, come già detto nell’articolo precedente, nessuna applicazione che avevo su Tiger ha dato problemi su Leopard eccezion fatta per il NewsReader Nemo che sembra rifiutarsi di funzionare.

Parlando degli stack li trovo abbastanza utili (anche se nulla di eccezionale) in particolare per la cartella “Downloads”… per il resto trovo più comodo accedere ai dati tramite Spotlight che, onore ad Apple, è stato ulteriormente migliorato. 

Spotlight adesso è più veloce e preciso nelle ricerche, consente di eseguire ricerche utilizzando gli operatori booleani e di eseguire calcoli scrivendo l’espressione nella stringa di ricerca (cosa assai comoda). In più adesso appena si collega un disco esterno via USB o FireWire viene immediatamente indicizzato.

Ultima cosa che mi ha davvero favorevolmente colpito è il nuovo XCode 3.0 con il nuovo Interface Builder (la nuova versione di IB e su totalmente un altro piano rispetto alla precedente)… se già prima programmare per Mac OS X era piacevole e veloce… adesso lo è ancora di più!

P.S.: comunque ciò che mostra l’immagine qua a lato giustifica ampiamente la spesa di Leopard!! :)
ott 03

Ieri ho rivisto in università un compagno che non vedevo da tempo (il poverino è stato molto impegnato col lavoro quindi frequentava poco) che vedendomi col MacBook si è molto stupito poiché, per quanto si ricordasse, io avevo un Sony Vaio con sopra Slackware.

Essendo lui un Linux-user (come me… anche se adesso uso per lo più Mac) si è chiesto come mai fossi passato al nemico e la discussione che ha seguito ha portato ad alcune interessanti conclusioni; abbiamo infatti discusso del perché preferissi usare Mac OS X piuttosto che Linux.

Passando oltre al discorso riguardante la libertà del free software e dell’open source che riguarda gli ideali del singolo ed è quindi un’opinione soggettiva (io ad esempio ho sempre utilizzato Linux sul mio PC non perché fosse libero ma esclusivamente perché lo reputo un sistema che è, dal punto di vista tecnico, migliore di Windows)… andiamo agli aspetti tecnici che sono i punti che abbiamo trovato più interessanti. 

I motivi prettamente tecnici per cui mi trovo meglio con Mac OS X piuttosto che con Linux sono:

  • Essendo fatto apposta per l’hardware su cui gira ha prestazioni superiori ed è esente da qualsivoglia problemi di compatibilità (il fatto che giri su un hardware ben preciso è al contempo un pregio, poiché come detto sopra non ha problemi di compatibilità, ed un difetto in quanto la scelta hardware per l’utente è limitata)
  • E’ decisamente più veloce e facile da usare (benché Linux indubbiamente abbia fatto passi da gigante nell’usabilità purtroppo a volte ci sono ancora dei problemi che richiedono lettura di guide ed un certo tempo mentre su Mac OS X basta andare a dare un’occhiata in preferenze di sistema, o simili, per fare tutto senza dover perdere troppo tempo)… certo la linea di comando è ottima quando la si sa usare (a proposito… anche OS X ha il suo splendido terminale) ma quando ci si trova di fronte a problematiche nuove una GUI è un approccio più rapido.
  • I framework di sviluppo forniti sono eccellenti… si ha accesso a qualsiasi funzione del sistema operativo in modo rapido e semplice ed e possibile creare software perfettamente integrato (nel sistema o con altre applicazioni) con sforzo ridotto. Programmare in Cocoa è un vero piacere… OS X poi mette a disposizione framework (come ad esempio Core Data) che rendono lo sviluppo di applicazioni ancora più veloce (e piacevole). Al contrario Linux non ha un punto di riferimento dal punto di vista dello sviluppo… troppe librerie (che fanno la stessa cosa) che rendono ostica l’integrazione… (il conflitto GTK vs. QT è un esempio).

Altri motivi, non tecnici, usciti durante il dibattito che fanno propendere le mie preferenze nei riguardi del sistema operativo della mela rispetto al pinguino sono:

  • Maggiore supporto da hardware e servizi di terze parti (ovviamente non è colpa di Linux… ma da un punto di vista pratico si hanno più limitazioni). Un esempio pratico di quanto appena detto è ad esempio la connessione alla rete wireless del Politecnico di Milano: per potersi connettere è necessario scaricare ed installare un criticato e poi impostare la connessione con criptatura WPA Enterprise. Con Mac mi connetto alla rete sprotetta fatta per scaricare il certificato, lo scarico, ci clicco sopra per installarlo ed al primo tentativo di connessione alla rete mi viene chiesta la password che inserisco prontamente… e poi sono pronto a navigare. Con Linux è già un impresa connettersi alla rete sprotetta (non per ragioni di difficoltà di procedimento… banalmente sembra che se ci sono troppi utenti collegati ad un client Linux venga rifiutato l’assegnazione di un indirizzo da DHCP), se si riesce a scaricare il certificato questo va poi convertito in un formato differente (questo ovviamente il Politecnico non lo dice… bisogna scoprirlo da soli), configurare wpa_supplicant ad-hoc per quella connessione (allinterno di wpa_supplicant.conf) dopo di che connettersi alla rete sperando che DHCP ci assegni un indirizzo.
  • La presenza di alcuni software commerciali (assenti per Linux) che apprezzo come la Creative Suite di Adobe, iLife, Keynote ecc. Ovviamente per Linux ci sono alternative più o meno valide a questi software… ma nei casi sopracitati è il programma in se a piacermi particolarmente e non ciò che fa.

La conclusione alla fine è stata che ci si trova a dover decidere mettendo sul piatto ideali e dati tecnici… a questo punto il risultato ovviamente varia a seconda di chi effettua la scelta.